11.000 Startup nel dimenticatoio rischiano di chiudere. Il decreto si dimentica dell'innovazione. - Envise

11.000 Startup nel dimenticatoio rischiano di chiudere. Il decreto si dimentica dell’innovazione.

11.000 Startup nel dimenticatoio rischiano di chiudere. Il decreto si dimentica dell’innovazione.

A fronte del nuovo “decreto liquidità” è importante fare delle considerazioni, a carattere critico e analitico, riprendendo anche personalità del mondo aziendale nazionale.
Non è un modo di fare notizia o rafforzarsi di autorevolezza, ma di riprendere le vicende che colpiscono il mondo che curiamo in maniera pragmatica per sostenere le nostre idee.
Un senso di responsabilità verso chi si affida alle idee di innovazione, che traghettano in una corrente dinamica il mondo verso cambiamenti significativi, dove nessuna soggettività viene tralasciata.

Proprio dal tralasciare, partiremo. Ossia le Start Up italiane che sono state dimenticate dall’agire governativo. Un modo di rendere meno importante il loro lavoro, nonostante il fattore centrale che hanno acquisito nel mondo. Ebbene, le caratteristiche di queste non sono state prese in considerazione in maniera ragionevole, per la loro natura e struttura.
Nella maggior parte dei casi una start up non ha fatturato, perché questa si basa sulla ricerca e lo sviluppo di nuovi sistemi. Si affida a un conto capitale ma anche a linee di credito. Il decreto liquidità prevede aiuti verso società che hanno un fatturato. Che esclude e abbandona al loro destino oltre 11000 start up italiane.
Queste seppur non fatturando hanno spese importanti che vanno dai macchinari all’outsourcing.

Ce ne parlava ieri, su un poco insipido articolo sul “Sole 24 ore” il caporedattore Luca De Biase. Oltre alla figura giornalistica, lui è uno dei padri della legge che nel 2012 permetteva la nascita delle start up innovative. Facente parte della task force che completò quel disegno di legge per conto del Ministero dello Sviluppo Economico.
Quindi potremmo asserire che si tratta di un tutore a cui hanno tolto la possibilità di vivere alle creature a cui ha dato la luce 8 anni fa. Intervenendo sul fatto che, se non c’è fatturato c’è sicuramente una spesa importante da portare avanti e che in altri paesi (dove si punta davvero in questo ambiente) hanno già provveduto alla considerazione dell’innovazione.
Perché ritenute di fondamentale importanza. Accendendo, quindi, un faro sui 61000 lavoratori che adesso si ritrovano in enorme difficoltà e in uno stato d’insicurezza.

Interviene anche, giustamente, il presidente di Italia Startup che, in difesa della categoria ha già proposto apertamente dei nuovi criteri a cui tener conto. Anche il presidente degli Venture Capital HUB è intervenuto scrivendo al governo che non si tralasci il mondo startup dove si compromettere il futuro italiano e quello dei tantissimi giovani che hanno scommesso.
Un caso che per la squadra Envise, rappresenta un processo importante per l’evoluzione del paese e nella maturazione di un ramo che sarà radice di nuove importanti possibilità di crescita e d’investimento.

 

di Carmine Maritato

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